Fino a non molto tempo fa eravamo convinti che il ruolo dei microbi fosse per lo più irrilevante, ma la scienza sta svelando un’altra verità: forse sono i microbi a gestire il nostro corpo e la salute senza di loro sarebbe impossibile. La biologa Alanna Collen ha scritto un libro affascinante e stupefacente in cui, attingendo alle più recenti scoperte scientifiche, dimostra che la colonia di microbi che ospitiamo influenza il nostro peso, il sistema immunitario, la salute mentale e persino la scelta del partner.

Molte delle moderne patologie, tra cui obesità, autismo, disturbi mentali, problemi della digestione, allergie, malattie autoimmuni e persino i tumori, derivano dall’incapacità di prenderci cura della più fondamentale e duratura relazione che intratteniamo: quella con la nostra colonia di microbi. Ci sono però anche buone notizie: a differenza delle cellule umane, è possibile migliorare i microbi. La vita e il corpo umano non ci sembreranno più gli stessi.

Esperimenti realizzati su animali dimostrano che la gestione del peso corporeo non dipende dalla quantità di calorie ingerite con la dieta: nutrizione, regolazione dell’appetito e immagazzinamento dell’energia rappresentano un sistema estremamente complesso che dipende dall’equilibrio del microbiota. In topi di laboratorio, alimentati con la stessa dieta, è stata studiata la presenza di differenti specie di batteri intestinali, i Firmicutes e i Bacteroidetes, scoprendo che nei topi obesi la percentuale di Firmicutes era molto più elevata rispetto a quella di Bacteroidetes. E se bastasse alterare il microbiota per trovare una terapia contro l’obesità? Anche se i meccanismi d’azione sono ancora in fase sperimentale, i primi esperimenti realizzati sulla specie umana sembrano confermare questa ipotesi.

Si sviluppano così nuovi modi di pensare: forse i microbi intestinali non si limitano ad alterare la salute fisica, ma anche quella mentale. Confrontati con bambini sani, riferisce Collen, un gruppo di bambini autistici presentava nell’intestino un numero dieci volte maggiore di Clostridia: questi batteri sono responsabili della produzione di una neurotossina che avrebbe potuto danneggiare il cervello dei piccoli fin dai primi giorni di vita. Analogamente, l’aumento della celiachia, del diabete e di altre malattie autoimmuni può essere attribuito a una maggiore permeabilità dell’intestino a una varietà di proteine che possono passare nel sangue, provocando infiammazione cronica: l’interpretazione di questa permeabilità alterata porta a riconsiderare il ruolo protettivo del microbiota all’interno dell’intestino. Infatti molti microrganismi contribuiscono a “rivestire” la parete intestinale con sostanze che impediscono o permettono il passaggio di particolari molecole nel sangue: secondo Collen, lo sviluppo di molte moderne epidemie potrebbe essere ricondotto a reazioni eccessive del sistema immunitario stimolato da sostanze che, attraversando un intestino permeabile, provocano una infiammazione cronica. Un microbiota sano ed equilibrato, al contrario, rinforza l’integrità dell’intestino e protegge l’inviolabilità del corpo.

L’invito dell’autrice, dunque, è quello di considerare l’importanza del microbiota ritenendolo una parte del sé, evitando di uccidere i batteri intestinali con farmaci non necessari e curandone piuttosto l’alimentazione con cibi appropriati. Ma di cosa si nutrono prevalentemente questi microrganismi? Oltre a un giusto equilibrio tra (pochi) grassi e (pochi) carboidrati, si nota che le popolazioni “ricche” hanno un microbiota tipico dei carnivori, mentre le popolazioni più povere hanno microbiota da erbivori. E l’obesità potrebbe essere dovuta non tanto al contenuto in dieta di grassi e zuccheri quanto ad uno scarso apporto di fibra. La somministrazione di fibra riduce la permeabilità intestinale facendo sì che meno nutrienti passino dall’intestino al sangue, riducendo un eventuale aumento di peso. I probiotici sono certamente un valido aiuto per ripristinare una flora batterica deteriorata da una cattiva alimentazione o dalla perdita selettiva di ceppi importanti, ma ci vuole molto tempo e molta perseveranza per ricostituire un microbiota funzionale. Di recente sono state anche sviluppate modalità controllate di trapianto di feci, per modificare o arricchire in ceppi pregiati la componente microbica di chi ne era carente.