L’associazione Nutriafrica ed il suo progetto Nutrimax

Oggi vi vorrei far conoscere un progetto stupendo che mi ha molto colpita: Nutriafrica. Si parla tanto del problema della fame nel mondo, tanto da rappresentare l’ obiettivo numero 2 della famosa Agenda 2030.


Entro il 2030 si auspica di porre fine alla fame e raggiungere la sicurezza alimentare. Per migliorare la nutrizione di ogni essere umano su questa terra. E anche per promuovere modelli di sostentamento più sostenibili. Per tutti.Insomma sono tanti i progetti, ma in concreto chi è che davvero impegna il proprio tempo, le proprie risorse, la propria vita per questo scopo…beh un nome finalmente ce l’ho: il Dott. Vincenzo Armini che ho avuto il piacere di conoscere. Vincenzo ha fondato un’associazione di Volontariato: Nutriafrica, progetto che nasce dalla sua lunga militanza come volontario nella Croce Rossa e dalle sue competenze di Dottore in Tecnologie Alimentari,quindi dal desiderio di mettere questo bagaglio di conoscenze al servizio di chi sta male. Date uno sguardo al suo sito https://www.nutriafrica.org e capirete moltopiù di quanto io possa dirvi in questo post.  Quando ho ascoltato il racconto da Vincenzo, mi è venuto in mente il proverbio cinese che dice: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”, si perchè Nutriafrica non vuole solo indirizzare risorse e denaro ai bambini africani, ma vuole creare un alimento, col progetto Nutrimax,che potrà essere prodotto direttamente in loco, diventando strumento locale e sostenibile contro la Malnutrizione Acuta Severa.

NutriMax. Composto da ingredienti vegetali e facilmente reperibili in loco – soia tostata, sorgo tostato, zucchero, Spirulina maxima essiccata e olio di girasole – nonché fabbricato tramite una tecnologia produttiva semplice, il NutriMax si propone di arrivare dove nessun altro prodotto è mai arrivato prima, ossia direttamente nel cuore dei villaggi e delle aree rurali dell’Africa e dell’Asia.

NutriMax si propone di risolvere i problemi emersi nell’utilizzo del RUTF classico. In primis, a differenza di quanto avvenga per il latte in polvere del RUTF classico, punta all’impiego di ingredienti facilmente reperibili nei mercati dei Paesi in via di sviluppo (prevedendo una ricetta recante soia tostata, sorgo tostato, olio di girasole, zucchero impalpabile e lecitina). In secondo luogo, mira a una delocalizzazione produttiva estremamente capillare, grazie alla facile adattabilità del processo, costituito da tostatura, macinazione grossolana e macinazione a sfere. In terzo luogo, l’adozione come ingrediente supplementare del cianobatterio essiccato Arthrospira maxima (comunemente chiamata Spirulina), coltivabile facilmente in climi caldi e tropicali, è la marcia in più, assicurando un apporto nutrizionale completo delle Vitamine A, D, E e K, oltre che della vitamina B12 e dei sali minerali strategici per il metabolismo umano quali Rame, Ferro, Zinco e Calcio. L’obiettivo di questa raccolta fondi è realizzare un impianto sperimentale pilota a Gulu (Uganda), per verificare direttamente sui bambini l’efficacia prevista dagli studi preliminari.

 

Il progetto di ricerca, promosso da Vincenzo Armini, inoltre è suddiviso in due fasi principali: una prima parte riguardante il perfezionamento della ricetta e una seconda parte concernente la costruzione di un impianto pilota fornito dall’azienda Microlife, presso l’Università di Gulu, in Uganda (Africa), sfruttando una decennale partnership tra l’ateneo napoletano e l’università ugandese.Attualmente, sono necessari 50.000 euro per il completamento del progetto.

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